Sembra una persecuzione.
Uscire sconfitti con Trieste non è il dramma dei drammi nella normalità degli eventi; sabato scorso abbiamo assistito ad una partita veramente stranissima invece…
Partiamo dai punti positivi:
In generale la squadra ha dato una buona risposta a livello difensivo e ha avuto più il coraggio anche di marcare più stretto l’uomo (ma su questo argomento ci torniamo meglio dopo);
Questo gruppo ha voglia di esistere, cosa non scontata dopo il gruppo spento costruito all’ inizio della scorsa stagione, i ragazzi e lo staff tecnico sembrano un corpo, un anima;
Abbiamo visto dei miglioramenti in difesa, concedere solamente 9 punti nel terzo quarto, ad un attacco spumeggiante come quello triestino non è una cosa che si vede tutti i giorni.
Passiamo ai punti negativi:
Anche quest’anno da tre il team fa una fatica immane, 7/24 da dietro l’arco contro un avversario che hai dei tiratori scelti non è il massimo;
Si è visto un eccesso di prudenza poi, i giocatori in campo sembrava volessero cercare sempre l’extra pass per avere la certezza di segnare, anche in situazioni in cui la visione del canestro era alla portata;
Il punto più dolente, per quanto sia l’alibi dei perdenti, è stato l’arbitraggio. I friulani sembrava che avessero le porte spalancate al tiro libero, statistiche a gioco fermo che neanche OKC la passata stagione, con 28 tiri liberi concessi a discapito dei solo 9 tiri dalla lunetta concessi ai partenopei, per non parlare del fallo tecnico fischiato ad El-Amin veramente discutibile.
All’atto finale la squadra c’è, è innegabile, bisogna continuare in questa direzione voluta da Coach Magro, che probabilmente è quella giusta.
Un ultimo appunto, subito dopo il match quando i giocatori si sono fermati sotto la curva, il sottoscritto ha scambiato due parole con Mitrou-Long e mi ha semplicemente detto: “le belle cose stanno arrivando, è solo questione di tempo”
Noi ci fidiamo e voi?

Sono Marcello Florio, detto Kitaro.
Nato a Napoli e residente a Fuorigrotta, il centro nevralgico dello sport in città, forse è proprio questa mia locazione a farmi vivere lo sport come una ragione di vita e spero un giorno di raccontarla tramite i miei pensieri e le mie parole ai grandi scenari.
Così come spero arrivi sempre più la passione per la pallacanestro, perché credo sia veramente lo sport più imprevedibile mai inventato e forse è questo che porta avanti la breccia, nel bene e nel male.

