Napoli, Don’t Look Back in Anger.

Manchester, simbolo della rivoluzione industriale, dove le fabbriche tessili hanno scritto la storia della città, è anche un palcoscenico calcistico senza tempo. Qui, grandi giocatori e allenatori hanno lasciato impronte indelebili, trasformando la città in un’industria del calcio. Ma fino ad un decennio fa, ad una parte della città mancava un pezzo, cioè qualcuno capace di tessere magie non solo in Premier, ma anche sotto i riflettori delle notti di Champions. Poi sono arrivati Kevin De Bruyne e Pep Guardiola, e tutto è cambiato. Prima di loro, Manchester in Europa significava una cosa sola: il rosso dello United. Ora le strade piovose di questa città del nord-ovest inglese sono dipinte di blu. Lo dicono i trofei degli ultimi anni, le partecipazioni europee, lo ha confermato l’ultimo derby.

Il ritorno di Kevin all’Etihad, con la maglia del Napoli, è stato l’unico lampo caldo di una serata gelida, in uno stadio che sembrava più il Mapei Stadium che la casa di una squadra di recente campione d’Europa. Perché, diciamocelo, i tifosi del City sembrano scaldarsi di più per un concerto degli Oasis o per una pinta al pub che per la loro squadra quando gioca tra le proprie mura. Forse, se Berardi lasciasse il Sassuolo e tornasse a Reggio Emilia da avversario, l’atmosfera sarebbe stata più o meno la stessa di ieri sera: fredda, rarefatta, quasi indifferente se non fosse per l’amore nei confronti di un ex. Ma se loro sono stati freddi, noi ci siamo congelati dopo appena 20 minuti, quando Di Lorenzo ha deciso di concludere una partita che sembrava piuttosto interessante fino a quel momento. La domanda che ci ronza in testa oggi è: “E se fossimo rimasti in 11?”. Impossibile dirlo, ma quel rosso non è caduto dal cielo. Tutto nasce da un errore in difesa: Beukema rinvia male, Di Lorenzo pasticcia. Nonostante il vantaggio posizionale sulla punta del City, Di Lorenzo legge male la traiettoria del passaggio e, per fermare Haaland lanciato a tu per tu con Milinković-Savić, lo stende senza mezzi termini. Regola alla mano, rosso diretto. Non proprio una mossa brillante a soli 20 minuti dall’inizio, diciamo.

Di Lorenzo è un giocatore che ha scritto la storia del Napoli, ma conferma di essere però lontano dai suoi giorni migliori. A 32 anni, il calo fisico si vede, e certi errori, che sono sempre stati nel suo repertorio, ora pesano di più. E pesa ancor di più non aver preso un suo vice, o magari qualcuno che giochi titolare in quella posizione.

A pagarne il prezzo è stato tutto il Napoli, soprattutto l’uomo più atteso della serata, costretto a uscire per esigenze tattiche. Un peccato, perché lì la partita praticamente finisce. Diventa un’attesa snervante del gol del City, che arriva nel secondo tempo con un passaggio alla Messi di Foden e un gol da fuoriclasse di Haaland. La difesa azzurra, nonostante tutto, aveva tenuto botta fino a quel momento, aiutata anche dalle ottime parate di Milinkovic. L’ingresso di Juan Jesus, che ci ha inchiodati a una difesa a cinque, poco prima del gol, ha fatto storcere il naso a qualcuno. Poi arriva anche il secondo gol, una bell’azione di Doku, che ci ricorda che nel calcio il dribbling è ancora una qualità importante.

La partita si chiude sul 2-0, e di questa serata resta poco da salvare, se non la tenuta mentale. In dieci, la squadra ha evitato un passivo più pesante, che i giocatori rimasti in campo non avrebbero meritato di subire.

Al triplice fischio, con l’arbitro che sembra aver fischiato più per chiudere la partita che per un fallo qualsiasi, De Bruyne saluta tutti, o quasi, visto che all’Etihad molti tifosi sono già sulla strada di casa, come da triste tradizione inglese.

A Kevin De Bruyne, che si prepara a scrivere l’ultimo capitolo della sua carriera, vorrei dedicare alcune parole, e lo faccio tramite le note di una canzone che a Manchester è diventata un inno.

“A better place to play? You said that you’d never been // But all the things that you’ve seen // Slowly fade away”.

Caro Kevin, in realtà un luogo migliore lo hai trovato, anche se forse non ne sei ancora del tutto consapevole. Un luogo che non si limita a intonare cori per te, dove i tuoi gol non saranno accolti da un semplice applauso, ma diventeranno esultanza e memoria collettiva. E i trofei che alzerai, speriamo ancora molti, non scateneranno emozioni destinate a svanire in dieci minuti, ma resteranno vive per una vita intera.

Intanto, la prima di tante notti europee per il Napoli è stata buia, ma in fondo Manchester è una città industriale, non certo famosa per i cieli stellati. E se abbiamo citato gli Oasis, non ci rimane che riequilibrare la situazione citando De Filippo. Adda passa ‘a nuttata, e la nottata è passata. Fortunatamente, però, ne abbiamo ancora altre per rifarci. Il girone è lungo e il peggior avversario è già alle spalle. Dallo Sporting Lisbona in poi, il Napoli deve essere consapevole di poter vincere contro chiunque.

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MemeNapoli (Social Talk Tv) è il collettivo di tifosi del Calcio Napoli ed appassionati di calcio, nato nell’estate del 2022 da un’idea di (in ordine sparso) Matteo Sorrentino, Vittorio La Sala, Matteo Biccari e Vincenzo Salerno che, con l’ingresso in corso d’opera nel “Direttorio del Collettivo” di Enrico Nappi, utilizzando la piattaforma Twitter, oggi X, ha iniziato ad aggregare amici e tifosi del Napoli.…

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