“Il tifoso paga il biglietto e quindi ha il diritto di fischiare”.
Bella schifezza, complimenti.
Pagare ciò che oggi costa un accesso al Real Teatro di Maradona per fischiare e avvelenarsi anziché sostenere, tifare o addirittura divertirsi in collettività al di là del (maledetto) risultato? che affare.
CHE NON SIGNIFICA “TIFARE A PENSARE” ma bensì riconoscere, a chi merita, almeno il beneficio della riconoscenza per tutto quanto di straordinario conseguito per la CittĂ .
E’ una questione di dignitĂ dell’essere tifosi in quanto innanzitutto sostenitori e poi eventualmente, se strettamente necessario o imposto da eventuali inaccettabili contingenze, detrattori.
Una volta il tifoso innanzitutto tifava e se proprio doveva contestare aspettava la fine della partita.
Oggi il tifoso del “Real Napoli” inizia a disturbarsi al primo passaggio sbagliato, abbandona i settori a quindici o venti minuti dalla fine e se non vince il terzo scudetto in quattro stagioni la stagione è automaticamente fallimentare, tutta da buttare, senza attenuanti.
Tifatelo voi il Napoli in queste condizioni umorali e ambientali, non io.
Questo non è tifare, questa è la totale antitesi del concetto stesso del tifo sportivo.
Non bastava la mentalitĂ sterilmente borghese della pretesa a soddisfare la qualunque aspettativa per diritto acquisito o la tossica superficialitĂ con la quale anche questa stagione, prima ancora di vederli, si erano bollati quelli “all’altezza di giocare nel Napoli e quelli non all’altezza” finendo per contestarli e fischiarli pure dopo il gol a vantaggio del Napoli.
No: nemmeno una contestazione vera e propria sappiamo piĂą fare: qualche fischio, abbandono dei settori in largo anticipo, il video di indignazione su Tik-Tok o Instagram, ovviamente l’evocazione addirittura di un ritorno di Sarri come panacea a tutti i mali e si sentono anche di aver dato un “segnale forte”.
Beati loro.
QUI NON SI CONTESTANO I FISCHI MA “QUEI FISCHI”
La prestazione messa in campo ieri dal Napoli avrebbe meritato il ritorno di quei cari, vecchi e bellissimi tempi in cui nei post partita del San Paolo ogni dieci sediolini rossi ne appariva uno “rosso fuoco” perchĂ© dato alle fiamme, quei tempi in cui i calciatori venivano aspettati all’uscita dello stadio e i presidenti che avevano portato Krol, Zola, Careca, Savoldi e Maradona ricevevano le letterine anonime a casa nonostante non avessero mai detto che la nostra è una cittĂ di “perdenti”, “vessati” ecc.
La prestazione del Napoli nella partita Napoli-Lazio 0-2 ieri giocata e persa malamente al Maradona meritava di essere fischiata? sì.
Ma il Napoli, il Napoli composto dai calciatori e dall’allenatore che lo rappresentano da due stagioni a questa parte, meritano di essere fischiati?
E’ davvero sufficiente una (fossero anche due, tre, quattro o entro certi limiti umanamente accettabili) partita per quanto persa indegnamente come quella di ieri a giustificare quei fischi?
No, assolutamente no, neanche per sogno.
La squadra, questa squadra e il suo allenatore, meritano di essere tifati e sostenuti fino alla fine.
I “Conti” si rimandino alla fine del campionato.
Chi tra Cremonese, Bologna e Udinese non dovesse sentirsi a suo agio che resti a casa: lo spazio per gli striscioni non è mai abbastanza.

Co-founder @memenapoli , Docente e Consulente Marketing e Comunicazione ma soprattutto Forza Napoli Sempre a voi e famiglia!

