Volevamo delle risposte dopo gli ultimi risultati deludenti? Siamo stati accontentati.
In quel di Trento, Napoli ha risposto presente sfoggiando una prestazione corale eccellente, e quando c’è da fare i complimenti, li si fa. Diciamo che l’ambiente aveva bisogno di una ventata d’aria fresca, considerando che qualcuno già inneggiava a eventuali catastrofi. La prima cosa da sottolineare è che gli azzurri hanno avuto il controllo della partita dall’inizio alla fine, cosa non scontata contro i trentini, che hanno un roster pieno di talento e di tiratori. Nonostante le difficoltà, la squadra è rimasta concentrata e pronta a reagire.
È stata anche una partita tatticamente difficile da interpretare, perché i partenopei hanno paradossalmente giocato meglio senza un centro di ruolo. Simms ha mandato in tilt la difesa trentina con tante situazioni di pick&roll per favorire Mitrou-Long e Bolton, senza restare costantemente nel pitturato, ma prendendosi anche tiri pesanti da oltre l’arco. Ieri hanno giocato bene tutti; solo i centri hanno effettivamente faticato, anche se Caruso aveva iniziato bene la partita. Vederlo poi in panchina per così tanti minuti è stata una scelta non facile da comprendere, ma, alla luce della vittoria, lo staff tecnico ha avuto ragione.
La cosa fondamentale è che questa partita è stata vinta di squadra: se nelle scorse gare ci si era lamentati della frenesia offensiva e delle troppe palle perse, stavolta il messaggio è stato recepito, e quella di Trento è stata una delle partite più ordinate di questa nuova gestione.
Il motivo per cui questo editoriale si intitola “The Answer” è che c’è un signore con la canotta numero 3, le treccine ai capelli e i pantaloncini un po’ smollati, che ricorda vagamente un play/guardia che fece le sue fortune a Philadelphia. Ovviamente è un’esagerazione, ma Naz Mitrou-Long è il vero leader emotivo e tecnico di questa squadra: quella tripla a 44 secondi dalla fine è pura onnipotenza cestistica.
Naturalmente, è la squadra che costruisce le vittorie, e se anche i singoli riescono a esprimersi così, è proprio grazie al gioco collettivo. Lo stesso spirito dovrà accompagnare anche il tifo domenica prossima contro Brescia: la partita si preannuncia complicatissima, ma con la testa giusta e il pubblico delle grandi occasioni (approfittando anche della pausa calcistica) bisogna tentare l’impresa. Bisogna continuare così.

Sono Marcello Florio, detto Kitaro.
Nato a Napoli e residente a Fuorigrotta, il centro nevralgico dello sport in città, forse è proprio questa mia locazione a farmi vivere lo sport come una ragione di vita e spero un giorno di raccontarla tramite i miei pensieri e le mie parole ai grandi scenari.
Così come spero arrivi sempre più la passione per la pallacanestro, perché credo sia veramente lo sport più imprevedibile mai inventato e forse è questo che porta avanti la breccia, nel bene e nel male.

